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Devero San Domenico, domande aperte e visione prospettica

Non si può credere che sia un tema "ossolano", è inevitabilmente tema provinciale, ma anche di più, è tema ambientale, turistico, di visone prospettica, anche politico.

Devero San Domenico, domande aperte e visione prospettica
Immagine 1
Mi sono "sciroppato" tuttel le oltre 2 ore e mezza di video, e ci ho trovato quello che mi aspettavo, un progetto con molti punti interessanti e con molte valenze, risposte a criticità oggettive. Purtroppo non ci ho trovato quello che sapevo non avrei trovato, delle valutazioni più complessive e di lungo periodo.

La politica non ha soldi, ma peggio ancora non ha idee, facile pensare che se uno arriva con una idea di base buona e i soldi per realizzarla non vada molto oltre. Tante volte ho visto buttare soldi pubblici solo perchè erano disponibili, di sicuro un privato i suoi non li butta, ha una visione legittima e la porta avanti. Il problema nasce quando la politica abdica al proprio ruolo nel lungo periodo. Mi spiego:

Cosa mi spaventa dell'avvicinare tutti alla montagna? Semplice, che la montagna non è per tutti Immagine 2. Forse qualcuno può pensare sia "filosofia spiccia", ma per me il bello della montagna, è che ti aiuta a scoprirti, a capire i tuoi limiti, è un percorso interiore oltre che un modo di vivere una fatica che non è paragonabile a quella dei nostri antenati, ma che è indispensabile per crescere. Questo voler rendere tutto semplice , come nel titolo del manifesto Immagine 3, è per me un messaggio sbagliato, "avvicinare le montagne" è davvero giusto? Immagine 4

Ma più in concreto, veniamo alle criticità del progetto dal mio punto di vista:
Chi valuta quante persone siano "sostenibili" in un ambiente montano tanto bello quanto delicato? e quante ne servono come minimo per rendere economicamente sostenibile il progetto? e quante ne potranno arrivare nei periodi di punta? e dove andranno? e cosa "lasceranno" (soldi, rifiuti...) ? ...insomma , in termini di accessi alla zona , cosa significherà questo progetto? basterà ristrutturare il Cervandone?

Io ho in mente un idea di sviluppo diversa, per alcuni aspetti del progetto proposto , anche sovrapponibile, ma certamente diversa. Non fa parte della mia idea di sviluppo incentivare l'impiantistica, piuttosto rimuoverei gli skilift a gasolio e incentiverei la promozione dei percorsi per ciaspole o scialpinismo con comunicazione mirata.
Ma poi, che ripercussioni avrebbe un comprensorio così sulle altre stazioni sciistiche della provincia? perchè un politico se lo dovrebbe porre il tema... se questo investimento andasse (come prevedibile) a discapito di Macugnaga, Piana di Vigezzo, Domobianca, Mottarone, se i posti di lavoro guadagnati da un lato fossero persi altrove?
Altra cosa sarebbe se l'investimento sviluppasse attività non direttamente concorrenziali con le altre stazioni sciistiche, per altro targhet appunto.
Per tutte queste ragioni sommariamente esposte , credo che abbia molto senso la lettera di Erminio Ferrari, che meglio di me arriva al senso della questione.
Insomma, il Devero è bello perchè è così, cosa fare per mettere a frutto al meglio ciò che esiste, per valorizzare ciò che potrebbe essere valorizzato, senza porsi nelle condizioni di "banalizzare e massificare" troppo la montagna. Ancora una volta l'equilibrio è la chiave di tutto, questo progetto è equilibrato?



1 commento  Aggiungi il tuo

Vedi il profilo di Italo Devero San Domenico
Italo
28 Novembre 2017 - 08:59
 
Il nuovo impianto sciistico in progetto non è un tema solo ossolano: ieri ero in Trentino con amici trentini che si dicevano contrari al progetto.
Anch'io sono contrario al progetto per motivi ambientali, inoltre non nevica più e nevicherà sempre meno, un impianto sciistico a quelle altezze oggi è anche antieconomico, (diviene forse valido solo per i costruttori / gestori se si utilizzano fondi pubblici). Il cambiamento climatico è in atto, negarlo continuando a fare come se niente fosse non ha senso. Proviamo a pensare cosa possiamo fare per contenerlo?

Italo



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