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Più che un amico, un mito della mia gioventù sempre in prima linea

Una grande persona, uno che ha sempre lavorato per quello che oggi si chiamerebbe "il processo di miglioramento continuo" e che lo ha fatto (e fa) con ciò che abbiamo di più prezioso: "il materiale" umano. Oggi ci scrive di sprechi e parte dalla scuola, dalla nostra scuola, quella di Verbania.
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LETTERA AL SINDACO CHE NON C’È, AL SINDACO CHE C’ERA, AL SINDACO CHE CI SARÀ.

Tra qualche mese, l’amministrazione comunale di Verbania potrà vantarsi di aver speso qualche centinaia di migliaia di euro nell’edilizia scolastica cittadina. Quelli investiti nella ex caserma Cadorna, da alcuni decenni destinata ad ospitare a vario titolo istituzioni dedicate all’istruzione e alla cultura, sono stati – è proprio il caso di dirlo – in buona parte buttati dalla finestra.

L’adeguamento degli infissi dell’intero stabile alle varie disposizioni in materia non è che l’ultimo episodio di un teatrino costruito sulle carte, senza nessun rapporto con la realtà, come lo furono le precedenti occasioni di corposi rifacimenti. Con il magnifico risultato di avere (come prima e peggio di prima) spazi del tutto inadeguati a una didattica moderna ed efficace in una scuola che, ad onta delle previsioni dei geniali dirigenti che in passato reggevano le sorti dei “servizi alla persona”, si è dimostrata in continua crescita di popolazione. Potreste dirmi che si trattava di opere inevitabili ed urgenti, ed è per proprio questo che sono state realizzate mentre la scuola funziona mattina e pomeriggio 5 giorni alla settimana, e dunque impiegandoci a dir poco dieci volte il tempo che ci sarebbe voluto lavorando a scuola chiusa.

Già questa assoluta mancanza di rispetto per gli alunni e per il personale della scuola, e vorrei dire il totale disprezzo per le regole del comune senso del pudore, basterebbe a creare uno scandalo: solo per dirne una, alla riapertura delle attività scolastica, a nessuno degli addetti ai lavori e tantomeno al responsabile del cantiere era saltato all’occhio che l’edificio era stato di fatto privato di tutte le uscite di sicurezza. La lista sarebbe lunga e toccherebbe, tra gli altri, argomenti delicati come l’inquinamento da polveri e da rumori, o la anomala presenza di estranei durante l’attività scolastica, e ve la risparmio: aggiungo solo che praticando il detto evangelico “non sappia la tua sinistra cosa fa la destra” (Mt 6:3), a nessuno dell’ufficio tecnico era venuto in mente di avvertire l’ufficio sport dell’impossibilità di accedere alla palestra, con le conseguenti lamentele delle associazioni sportive e il solito rimpallo di responsabilità condito di avvisi e controavvisi. Ma c’è di più.

Chi pagherà infatti il prezzo del ponteggio inutilmente allestito con due mesi di anticipo sulla data effettiva di inizio lavori – che è di fatto coincisa con l’inizio dell’anno scolastico?

Chi pagherà il prezzo di una tinteggiatura che dopo circa un mese dalla fine lavori presenta vistose magagne, anzi in alcuni particolari le presentava già appena smontato il ponteggio?

Chi pagherà il prezzo di una progettazione calcolata a tavolino, senza tenere in alcun conto i bisogni reali delle ragazze e dei ragazzi, che vedranno illuminati il soffitto e il pavimento del compagno della fila dietro o davanti, ma non il loro banco?

Chi pagherà il prezzo delle impreviste modifiche alla controsoffittatura e all’impianto di riscaldamento, rese inevitabili dalla scelta di aumentare la superficie delle finestre agendo in verticale?

Chi pagherà il prezzo degli sprechi di calore dovuti alla mancata finitura degli squarci?

Chi pagherà il prezzo della sostituzione dei meccanismi di apertura delle finestre posizionati in maniera faticosamente accessibile o in certi casi del tutto inaccessibile?

Chi pagherà il prezzo della manutenzione dei meccanismi di sollevamento delle tapparelle, quasi tutti rotti o malfunzionanti praticamente al primo uso?

Chi pagherà il prezzo della definitiva messa a punto delle nuovissime porte di sicurezza posizionate pochi giorni fa al piano terra, che già presentano palesi difficoltà di movimento?

Potreste dirmi che solo chi non fa non corre il rischio di sbagliare. Ma a volte ho l’impressione che a Verbania questo fare sbagliando sia diventata una regola. Devo citare l’ex-Arena, a suo tempo costata bei soldi ed oggi ridotta ad un ammasso di macerie? e che mi dite della vista desolante del parcheggio della stazione ferroviaria? o del porticciolo turistico nei pressi di Villa Taranto, opera quest’ultima fortemente avversata da una consistente quanto inascoltata parte della popolazione? Per non parlare delle opere faraonicamente inutili quando non dannose come quell’anomalo tempio al dio Sole eretto nei pressi della rotonda del cimitero di Suna, o più modestamente dei recenti rappezzi al manto stradale, che dopo poche settimane dal rifacimento presenta buche e fessure come prima, peggio di prima.

In un paese normale, i responsabili di questi sprechi sarebbero non dico messi alla gogna come avveniva nel Medioevo, ma accompagnati decisamente alla porta con il perentorio invito a non farsi più vedere nei paraggi. Ma questo non è un paese normale. Questo è il paese dove, come ben sapete, i circa 1500 alti esponenti del potere legislativo ed esecutivo hanno bisogno di nominare un commissario ad hoc con corredo di assistenti segretari guardie del corpo e autisti, per capire dove la barca fa acqua, perché le loro 1500 intelligenze non bastano.

Voi siete solo in 3. Vediamo se ce la fate ad evitare l’ennesimo strazio a quell’edificio, impedendo che si facciano i lavori per collegare i due settori in cui il secondo piano fu inopinatamente diviso qualche anno fa, distruggendo di fatto una delle poche aule a misura di alunno non dico del terzo millennio, ma del dopoguerra; o viceversa l’unico ampio spazio per lezioni collettive, conferenze, proiezioni eccetera. Anche perché, viste le premesse con cui tale intervento è stato progettato, sarà inevitabile che si verifichino intoppi con il conseguente aggravio di costi.

A vostra completa disposizione se volete essere ulteriormente edotti sulla straziante storia degli interventi edilizi sulla ex caserma Cadorna, vi saluto e vi auguro ogni bene.



giuseppe arpaia detto pinone, cittadino.



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