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Ma al Sindaco qulcuno racconta la vita dei comuni mortali?


Ma al Sindaco qulcuno racconta la vita dei comuni mortali?

Leggo dal sito di Verbania Notizie questo illuminante pezzo, e mi viene il dubbio che dopo una certa età le manie di persecuzione possano essere molto comuni, decisamente frequenti nel PDL (anche se non assenti altrove). Gente a cui fanno complotti per comprargli case "all'insaputa", unti del Signore a cui spacciano le minorenni come maggiorenni per fargli dispetto ecc ecc. Anche a Verbania pare esista una persecuzione al Sindaco, tessuta da loschi individui "ostili e preconcetti", che non valutano le cose nel merito ma attraverso la lente del "pregiudizio".


Zacchera dunque si vede novello Jonathan Livingston, incompreso dalla massa (stormo) , che si ostinerebbe a fare il minimo indispensabile per sopravvivere, a non voler puntare in alto.


conclude il suo pezzo interrogandosi il nostro Sindaco: "mi chiedo se la mia generazione non abbia sbagliato quasi tutto, perchè non c'è più nessuno che abbia la voglia e il coraggio di volare alto."


Beh, una risposta a queste assurdità mi sento di darla anche se non richiesta.


Iniziamo col dire che Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach (di cui consiglio Illusioni: Le avventure di un messia riluttante) ha come protagonista uno che rischia di suo, che ci sbatte il muso, che è emarginato per la sua diversità, che fa il suo percorso e viene col tempo preso a modello, ma non cerca in alcun modo di divenire un modello. Immagine 1


Il Nostro Sindaco invece è un protagonista maggioritario, ovvero uno che fa e ha fatto il suo percorso grazie allo "stormo" , alle masse su cui ha costruito il suo consenso. Ha scelto una professione (il politico) in cui non si rischia nulla, rarissimamente si paga per i propri errori e lo stipendio è lauto e sicuro. Cerca continuamente il consenso e la condivisione (quì un maldestro esempio), ma lo fa solo a chiacchiere, perchè guai a mettere in discussione le sue idee, che certamente sono illuminanti (altrimenti l'interlocutore è un fazioso o peggio).


questo dal punto di vista dell'immagine letteraria, ma vorrei permettermi una risposta più seria, più tecnica, più umana. Una risposta alla domanda con cui Zacchera si interroga sul finire del pezzo. Risponderò da operaio, da ex imprenditore sociale, da futuro imprenditore di me stesso, da giovane padre: spett. Zacchera, non so se la sua generazione ha sbagliato proprio tutto, ma di sicuro ci regala un paese che fa piuttosto schifo. In parlamento ci sono una valanga di disonesti conclamati, chi fa politica guadagna un sacco di soldi con una produttività risibile, i privilegiati non pagano mai e le disparità sociali sono uno schiaffo alla gente onesta. La sua generazione si è mangiata il futuro della mia e forse anche quello di mio figlio, e la noncuranza, la determinazione con cui lei continua a difendere un progetto faraonico che ha una visione vecchia e non più attuale del turismo spacciandocela per "il futuro" dimostra solo quanto lei non sappia confrontarsi e sia pervicacemente attaccato all'idea di infallibilità tipica di chi non ha mai pagato per i propri errori. Rilegga il libro in cui si identifica e ci faccia sapere, magari seduti al bar e giù dal pulpito.



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pamela
30 Marzo 2013 - 19:42
 
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