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Rifiuti: Quando i nodi vengono al pettine.


Rifiuti: Quando i nodi vengono al pettine.

Sono di questi giorni le notizie sempre più allarmanti che si rincorrono sul fronte rifiuti. L'inceneritore di Mergozzo che si avvia alla chiusura senza che alcuna alternativa sia già stata definita in concreto; La situazione economica del Con.Ser.VCO, che si scopre improvvisamente (?) fallimentare, perché "sconta" una fusione sbagliata, nei metodi, con la società di gestione ossolana e i crediti vantati nei confronti di COUB e di alcuni Comuni. Crediti che questi debitori non sembrano voler saldare. Risultato: A pagarne le colpe saranno chiamati come al solito i cittadini, che vedranno le tariffe aumentare in modo esponenziale, e i lavoratori della società, che vedranno dequalificate le loro competenze e a rischio i loro stipendi. Ma di chi è la colpa di questo disastro annunciato? La colpa è della politica. Gli amministratori, di destra e di sinistra che si sono alternati alla guida delle provincia nell'ultimo ventennio e i sindaci di molti comuni, non sono mai riusciti a dare un assetto stabile e duraturo alla gestione dei rifiuti della provincia. Si è sempre perso tempo ad elaborare soluzioni complicate, spesso poco realistiche, per poi arrivare a rincorrere le emergenze con provvedimenti tampone, quasi sempre costosi, mai risolutivi. Eppure di tempo se ne è avuto molto. Di soluzioni, anche. Raccolta differenziata spinta, riciclaggio, politiche per la riduzione degli imballaggi. Sono queste le strategie che si dovevano seguire, con un inceneritore provinciale che, fino a quando si realizzavano sul territorio queste politiche, avrebbe permesso di bruciare 'indifferenziato. Indifferenziato che sarebbe andato ad esaurimento, di pari passo con la vita dell'impianto di Mergozzo. Nuove opportunità di lavoro, si sarebbero potute creare parallelamente con la nascita sul territorio di impianti di riciclaggio o di trattamento del poco residuo non recuperabile. Oggi Mergozzo chiude, le società di gestione minacciano di non pagare gli stipendi ai dipendenti e si dice, tra annunci e smentite, che i rifiuti di Verbania andranno a Vercelli. Naturalmente pagando!Con questo modo di amministrare, si va solo verso il fallimento. Oggi delle società, domani (ma neanche troppo in là) del paese."Immagine 1


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Aldo
30 Marzo 2013 - 19:42
 
Certamente sull'argomento regna una gran confusione e incertezza. Un dato di fatto sicuro è che nessuno vuole un inceneritore vicino la propria casa. C'è chi lotta per la chiusura, senza mezzi termini, degli attuali inceneritori e contro una nuova costruzione. C'è, invece, chi un accordo per l'inceneritore di quadrante (provincia di Biella, Novara, Vercelli e VCO) lo ha gia definito anche se ancora sconosciuto. Alcuni smentiscono altri si sentono presi in giro ed esprimono il loro disappunto. Personalmente credo che sicuramente gli inceneritori vanno chiusi, ma solo quando si è trovato un nuovo metodo di smaltimento rifiiuti più sicuro, efficiente ed ecologico. Perciò nel frattempo i maggiori sforzi e conoscenze devono essere indirizzati in questo senso. Io pavento (mi auguro di sbagliare) uno scenario in cui non si sa dove mettere i rifiuti indifferenziati se non in una discarica a cielo aperto, con conseguenti marce di protesta delle popolazioni interessate, o trasferiti all'estero (tipo Olanda) al costo di 104 euro a tonnellata con ripercussione sulla gia pesante spesa familiare. E l'aspetto occupazionale? In questo periodo difficile di penuria di posti di lavoro, possiamo permetterci di lasciare a casa altro personale e mettere in crisi 25-30 famiglie? Soluzioni concrete, quindi, perchè ritengo pura utopia il raggiungimneto del cento per cento di raccolta differenziata. E' sufficiente una cartaccia buttata per terra per far fallire l'obiettivo.



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